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Tutte le storie di successo

Marco e Valentina

La storia che vi racconto si è svolta a Milano nell'estate 2005 e ha avuto (ovviamente) due protagonisti: Valentina, 51 anni, separata, tre figli; e Marco, cioè io, 55 anni, divorziato, due figlie. I due nomi sono inventati, il resto no.

Tutto è cominciato con Parship, a cui mi sono iscritto un po' per gioco, un po' per prova e un po' sul serio. All'inizio niente di speciale: una decina di contatti, due incontri diretti con persone non banali, rimasti però senza seguito per incompatibilità reciproche (serenamente e immediatamente dichiarate). Poi è entrata in scena lei, Valentina, che quasi subito, dopo il primo scambio di messaggi, mi ha gelato con un "guarda che non credo più alle favole".

Quella frase ha innescato un gioco a due, durato circa tre settimane. Ah sì? Non credi alle favole? Vedremo, mi sono detto. Così mi sono messo a scriverle proprio delle brevi favole che, come il genere letterario vuole, avevano una trama di fantasia, ma personaggi verosimili e contenuti assolutamente reali. In pratica ho cominciato a raccontarle me stesso, la mia vita e il mio modo di sentire attraverso personaggi-paravento. Non era la prima volta che agivo così; ma nei casi precedenti l'interlocutrice non riusciva a rispondere a tono, oppure si stancava e lasciava perdere, o lasciavo perdere io. Invece stavolta la donna virtuale che dialogava con me stava al gioco, e a buon livello. Così pian piano il "tennis" delle favole è diventato più stretto: ci siamo conosciuti bene, anche se non sapevamo chi era l'altro. Spesso l'anonimato consente di avere più confidenza.

A quel punto, mentre maturava il momento di un incontro diretto, io ho frenato un po': prima di trovarmi a tu per tu con una persona che poteva essere molto diversa da quella che immaginavo (in questi casi è molto imbarazzante tirarsi indietro, soprattutto per un uomo), volevo sapere chi e come era, anche fisicamente. Così è scattata un'indagine per identificare la mia interlocutrice. Anche in questo caso lei è stata al gioco: mi ha dato una serie di indizi progressivi, in base ai quali sono arrivato a sapere chi era (ma non gliel'ho detto e ho lasciato che lei continuasse a "confessarsi" via mail credendo di restare anonima). Non sto a raccontare i dettagli, spesso umoristici, di questa indagine da Sherlock Holmes dilettante. Dico solo che, una volta saputo il nome della persona che cercavo (questo non è stato difficile, l'ho ricavato dalla sua e-mail), ho scoperto che a Milano c'erano due omonime. E per un po' mi sono messo sulle tracce della donna sbagliata, che è e resterà del tutto ignara di essere stata cercata da uno sconosciuto.

Restava un ultimo passo: capire che disponibilità aveva lei nei miei confronti. Così le ho scritto un'ultima favola, una storiella improbabile di cui era protagonista un razzo sovietico di nome Vostok, che cercava una navicella spaziale di nome Hudà. Stavolta la favola era senza finale, o meglio con tre finali a scelta. Uno diceva che la navicella era fuggita su un pianeta lontano anni-luce, l'altro che si era incontrata con Vostok ed erano vissuti felici e contenti, il terzo concludeva in modo attendista. "Completa tu la favola, col finale che vuoi" le ho scritto. Lei ha scelto il secondo: al buio, senza sapere chi fossi io (ma in realtà mi conosceva bene, perché nelle favole precedenti mi ero ampiamente "confessato"). Così l'ho invitata a cena, dicendole solo due ore prima dell'incontro chi ero e mandandole una mia foto. Anzi, in realtà di foto ne ho mandate tre: la mia, quella di Richard Gere e quella di Robert De Niro. "Io sono uno dei tre - le ho scritto - se indovini quale, hai vinto la cena".

Ha indovinato (chissà perché...). Ma soprattutto ha corredato la risposta esatta con un commento adeguato al gioco che stavamo vivendo: "Con gli altri due sono già stata e non sono un granché". Il resto è filato via facile: siamo usciti a cena, abbiamo riso e parlato molto, come se ci conoscessimo già da una vita. Abbiamo dormito insieme fin dalla prima sera. Ora abbiamo appena spento la settima candelina di "mesiversario" e contiamo di spegnerne ancora parecchie, inshallah.

Marco

Nota di Parship

Attenzione, nei contatti, a lasciare al vostro interlocutore - almeno in prima battuta - un indirizzo email anonimo (vale a dire che non riporti il vostro nome e cognome o il vostro cognome): meglio procedere gradualmente nella conoscenza e quindi anche nell'indicazione dei dati strettamente personali. Quindi va bene l'email, purchè non riporti nome e cognome o solo il cognome; va bene quando e se deciderete il numero del telefonino, da cui non potrà rintracciarvi (se non avete dato l'autorizzazione al vostro gestore perché venga pubblicato negli appositi elenchi che saranno resi pubblici); va bene eventualmente anche il numero di casa purchè sia un numero rigorosamente riservato.

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